domenica 27 febbraio 2011

La guerra degli Antò - Regia di Riccardo Milani (1999)

Montesilvano, provincia di Pescara, ottobre 1990. Quattro giovani punk cercano di lottare contro il tran tran della vita di provincia. Per distinguersi, dato che si chiamano tutti Antò, si sono dati dei soprannomi. Antò detto Lo Purk vuole fuggire, decide di andare a studiare a Bologna, passa un po' di tempo nel capoluogo emiliano, cerca di seguire le lezioni ma non riesce a sentirsi coinvolto. Allora sceglie di recarsi ad Amsterdam, città di vera trasgressione. Antò Lo Zorru riceve la cartolina militare che lo destina in Iraq, dove è in corso la Guerra del Golfo. Vuole disertare, si fa fare a Bologna un passaporto falso, parte e raggiunge ad Amsterdam l'amico. Qui, in una stanzetta, Lo Zorru dice a Lo Purk di aver conosciuto una ragazza di cui si è innamorato, ma Lo Purk lo informa che si tratta di una ragazza chiacchierata per i molti rapporti che intrattiene.
Peppino Di Gennaro, semplice impiegato, aspira al posto di capo ufficio ma inutilmente. Un giorno un suo vecchio amico gli regala una foto del tempo della prima guerra mondiale dove lui è in trincea con Mussolini. Sfruttando tale prova, cerca ogni mezzo per farsi ricevere dal duce ed ottenere ciò che desidera, ma, perseguitato dall'Ovra, è preso per uno dei soliti maniaci. Quando un giorno, facendo la guardia a Palazzo Venezia, riesce ad entrare nella stanza del duce con la possibilità di parlargli, sente che dal balcone egli pronunzia il discorso sull'entrata in guerra dell'Italia. Nauseato, esce distruggendo la foto.
Dalla commedia Cabina 27 di Anton Germano Rossi. Una domenica al mare di Ostia del cavalier Peppe Passaguai con la moglie e i tre figli. Una macchina comica romanesca che ha le sue ascendenze nel repertorio del teatro dialettale, dell'avanspettacolo e dell'umorismo del settimanale Travaso degli anni '30 ma anche postbellico, arricchito da trovate più cinematografiche (l'anguria) e da notazioni di costume sulla piccola borghesia. Soprattutto nel primo tempo non mancano le gag azzeccate né le macchiette colorite, appoggiate a caratteristi già affermati (T. Scotti) o in erba (C. Delle Piane).