
Immigrazione clandestina, conflitti interetnici e un’impossibile integrazione.
Sono i temi intorno a cui si articola “Shinjuku Incident”, ultimo film di Derek Yee.
Notturno, cupo e pessimista come il suo capolavoro “One Nite in Mongkok”, quest’ultima opera del regista hongkonghese soffre però di un certo sfilacciato bozzettismo, perdendo il confronto anche con il più recente “Protégé”. L’odissea di Steelhead, che approda sulle coste nipponiche in cerca di una vita migliore e per ritrovare il suo antico amore Xiu Xiu, segue alcune tappe obbligate, comuni agli immigrati di tutto il mondo, siano essi cinesi o di altre nazionalità. L’uomo si unisce alla comunità cinese di Tokyo, dove ritrova l’amico Jie e sopravvive facendo lavori umili e malpagati. In seguito si arrangia con furti e piccole truffe, scoprendo nel frattempo che Xiu Xiu è sposata con Eguchi, un boss della yakuza. Intanto lo sprovveduto Jie viene preso di mira da Tak, gestore di un locale notturno, e da Gao, capo della mafia taiwanese.